| Strategia
della tensione 2002 |
Esplosione
dimostrativa accanto al Viminale
"Un
gravissimo atto compiuto contro
il luogo simbolo della sicurezza
dello Stato e dei cittadini"
queste le parole usate dal ministro
dell'Interno Claudio Scajola
appena giunto in Via Palermo sul
luogo dell'esplosione. Insieme
a lui è arrivato anche
il sindaco di Roma Walter Veltroni.
Cinque cassonetti, auto,
motorini e vetrine sono stati
divelti dallesplosione avvenuta
intorno alle 4,30 in via Palermo
(26 febbraio 2002), vicino allincrocio
con via Venezia, una strada che
costeggia il Ministero degli Interni.
A poca di stanza c'è anche
la nuova sede dei Ds.
Sul
posto sono accorse le forze dellordine,
coordinate dal colonnello Gianfranco
Cavallo, comandante del reparto
operativo dei carabinieri di Roma,
gli esperti dellanti-terrorismo,
il questore di Roma Giovanni
Finazzo e il prefetto Emilio
Del Mese. Lesplosione
è stata forte, ma
si pensa a un atto dimostrativo
ha detto il prefetto -
anche per lora scelta.
Le indagini vengono coordinate
dal colonnello Gianfranco Cavallo.
Sono all'opera anche i vigili
del fuoco e alcuni artificieri
per verificare le altre auto in
sosta. Londa durto
ha mandato in frantumi i vetri
dell'edificio di fronte al luogo
dellesplosione, sia vetrine
di negozi che finestre di abitazioni
private. L'ordigno, definito da
un investigatore di elevata
potenza distruttiva", era
stato piazzato su un motorino,
che è stato scagliato contro
il muro del Viminale. Mentre i
vigili del fuoco rimuovono i frammenti
di vetro pericolanti, gli artificieri
esaminano il luogo dello scoppio
per cercare di determinare che
tipo di ordigno sia stato fatto
saltare.
Un
ragazzo olandese, ospite di una
pensione in via Venezia, ha raccontato
agli agenti della Digos di essersi
affacciato subito dopo l'esplosione
e aver visto tra giovani che si
allontavano dal punto dello scoppio,
senza correre.
20020226